lunedì 12 marzo 2012

La Giustizia secondo la Lega

Nel panorama politico italiano sono ben conosciute le posizioni, contrapposte, riguardo al tema della giustizia, che ci sono tra PD e PDL. Mentre il primo si batte per l'autonomia dei magistrati nella formulazione dei giudizi, il secondo è notoriamente impegnato in una battaglia al fine di garantire maggiori diritti alla difesa. Fiumi di parole sono già stati scritti in questa annosa diatriba, ed è inutile che questo blog sottolinei una altra volta i pericoli che derivano da una sproporzione tra difesa ed accusa. Ci si vuole qui concentrare nel tentativo di definire un altro paradigma, quello che unisce Lega e giustizia.
Come gran parte, e forse ancora più, la Lega si definisce negli assetti conosciuti nel periodo di transizione tra prima e seconda repubblica, allorquando i partiti storici venivano spazzati da Tangentopoli. Ma già in questa prima fase il leader storico della Lega, Umberto Bossi, si è reso protagonista di vicenda perlomeno peculiare.
Bossi inizialmente è fra i più convinti sostenitori del "pool di Milano", cioè dei magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione. Ma anche Bossi in persona e la sua Lega vengono coinvolti nel 1993 per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Fino ad allora Bossi sostenne la linea del Pool di Milano, anche partecipando a  manifestazioni con MSI, PDS e Verdi. Emblematica fu, alla Camera dei deputati, l'agitazione della corda a forma di cappio.
Il 5 gennaio 1994, però, al processo Enimont, Bossi deve ammettere il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison.Nel 1995 viene condannato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi, pena confermata in appello nel 1997 e Cassazione l'anno dopo.
Col passare degli anni il rapporto della Lega con la Giustizia non si è chiarito. Oltre al recente e noto esempio Lombardo, dove la Lega, dopo aver agitato lo spettro del "ricatto politico" a Berlusconi: "Se dobbiamo sostenere la Regione Lombardia, piena di inquisiti, salti Monti." tuonava il Senatùr poche settimane fa. Come dire che la giustizia non esiste, un inquisito è "colpevole" se il suo leader vota o meno la fiducia. Solamente gli avvenimenti più recenti, con i noti scandali, hanno portato ad un nuovo spirito di garantismo da parte del Carroccio. E questo spirito, in cui si potrebbe leggere una "utile schizofrenia", si riflette anche nel nostro territorio. Molti lettori si ricorderanno la diffida nell'utilizzo in bacheca di materiale che non fosse strettamente legato all'attività del gruppo consigliare ma bensì di provenienza esterna. Eppure, dopo il caso Brentan, la bacheca comunale si è riempita di articoli che vogliamo sperare non riguardino in alcun modo l'operato della giunta! Contagio della sindrome da giustizia asimmetrica, o semplice necessità di riempire una bacheca che se dovesse aspettare le iniziative comunali, ora che è stato ottenuto il primo regalo di natale per i superiori, rischierebbe di restare inesorabilmente vuota?

giovedì 8 marzo 2012

8 Marzo 2012, perchè 101 non siano 102

Oggi, 8 Marzo 2012, in gran parte del mondo si festeggia la Giornata Internazionale della Donna. Questa giornata, conosciuta a tutti come "Festa della Donna", nasce nell'ambito della Seconda Internazionale Socialista agli inizi del 1900. Pur nascendo come una iniziativa dai forti connotati politici, in pochi decenni la ricorrenza assunse un significato proprio e si colse l'occasione per la rimembranza di un fatto scioccante, la tragedia della fabbrica Triangle, avvenuta il 25 Marzo1911. 146 operai, in gran parte donne italiane perirono nell'incendio della fabbrica tessile dove lavoravano per più di 14 ore giornaliere. Ogni tentativo di fuga fu reso vano dalla chiusura a chiave delle porte, applicata dai padroni della fabbrica per paura che i lavoratori si allontanassero dal proprio posto di lavoro.
Porte che, sia pur metaforicamente, rimangono chiuse ancora oggi, a distanza di 101 anni dall'accaduto. Porte che nel nostro paese impediscono alle donne di percorrere carriere lavorative commisurate con le rispettive capacità, lasciando soffocare le abilità di fronte ad una miope politica del lavoro che giustifica comportamenti abietti e discriminanti da parte dei datori di lavoro. Anche il fumo di quel tragico giorno non si è ancora del tutto diradato, e appanna la stessa figura della donna, rimasta in bilico tra le conquiste sociali ed una immagine tradizionalista, che la vuole ancora divisa tra fornelli e pulizie domestiche, da farsi rigorosamente oltre le almeno 8 ore già fatte al lavoro, raggiungendo orari non dissimili da quelli della fabbrica Triangle. In Italia abbiamo la più bassa occupazione femminile dell'Europa geografica dopo Macedonia e Turchia, due paesi dalle note e profonde tradizioni culturali.
Non si può più aspettare, 101 anni sono passati, e forse potrà essere già il prossimo quello di troppo, la goccia che farà traboccare il vaso dell'equilibrio sociale. Servono fin d'ora nuove politiche del lavoro, in modo che il diritto alla famiglia non sia, come ora, di tutti ma pagato solo dalle donne, perchè il datore che discrimina non sia giustificato, ma sia punito, perchè vi sia un nuovo approccio all'utilizzo della fiscalità per le donne. Perchè vi sia un maggiore attenzione alle peculiarità femminili e, soprattutto, perchè il paese, uomini e donne, non possono più permettersi di gettare alle ortiche le conoscenze e le compenze di quella parte che, secondo le statistiche, ha il maggior tasso di cultura.
Non è una questione di genere, è in ballo il futuro di tutto il nostro paese, ed è il caso di capirlo e di agire di conseguenza fin da ora.
Del resto, se non ora, quando?

martedì 6 marzo 2012

Il PAT, questo sconosciuto

Il PAT, il Piano Assetto Territorio, sembra essere scomparso dalle intenzioni dei nostri amministratori. E' infatti dai documenti preliminari, fatti in maniera congiunta dalle precendenti amministrazioni di Dolo e Fiesso, che non vi sono state novità di rilievo. Eppure l'importanza del PAT è strategica per la pianificazione del futuro urbanisco e produttivo del nostro territorio. Il PAT, infatti, ha numerosi compiti, fissando gli obiettivi e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni ammissibili nel territorio. In particolare il PAT disciplina le invarianti di natura geomorfologica ed idrologica, detta specifiche discipline al rigurado dei centri storici, così come delle aree rurali, ed indica le infrastrutture e le attrezzature di maggiore rilevanza e detta i criteri per l'individuazione di ambiti preferenziali di localizzazione delle grandi strutture di vendita.
Uno strumento fondamentale, che era stato deciso di creare insieme a Fiesso, in modo da dare un più ampio respiro alla pianificazione del nostro sviluppo futuro.
Purtroppo sono ormai due anni, da quando è arrivata la nuova amministrazione, che non vi è stato alcun aggiornamento di rilievo sul tema. Ad oggi, quindi, non sono chiare le linee di sviluppo che l'attuale amministrazione vuole dare al proprio paese.
Di fronte a questo preoccupante silenzio, e a fronte dell'ancor più preoccupante vociare senza fondamento su ipotesi future di PAT, siamo a chiederci quali siano le intenzioni della giunta, se realmente vi siano idee per il futuro del territorio oltre a quelle già decise nelle aule blindate dei consigli di dicembre.

venerdì 2 marzo 2012

Ancora sulle priorità

Lo scorso intervento nel blog ha innescato una interessante discussione. Alcuni nostri lettori, infatti, hanno affermato con forza che, visto il tempo di ristrettezze, sia inutile concentrarsi sulle attività sociali "indirette" (sport, manifestazioni, etc) ma che sia giusto conservare ogni singolo euro per le necessità dirette più gravi, come ad esempio i contributi che i comuni danno alle famiglie in grave difficoltà economica. Questi interventi dei lettori ci hanno quindi dato lo spunto per una riflessione.
In questo periodo, è risaputo, siamo tutti chiamati a sforzi particolari, e proprio per questo abbiamo una particolare attenzione alle remunerazioni dei nostri governanti. Chiariamolo fin da subito: il Comune di Dolo non è il Parlamento, e le remunerazioni, consentite dalla legge, sono le stesse di alcuni anni fa, quando c'era il centrosinistra e lo spread non era ancora diventato il tema portante delle conversazioni nei bar. Ciò nonostante, è interessante andare a leggere i dati (pubblici e reperibili da chiunque nel sito dell'Albo Pretorio del Comune).
Si scopre, ad esempio, che per le sole indennità dirette il nostro comune costa circa 100.000 € all'anno (cfr. Determina 122), essendo che lo "stipendio" nei vari ruoli, per lavoratori in aspettativa varia dai 1254,98 € mensili di un assessore fino ai 2788,86 € del sindaco, passando per i 1533,87 € del vicesindaco. Nel caso di un lavoratore non in aspettativa, cioè che decide di continuare nel proprio lavoro in concomitanza con la carica rivestita, come nel caso della nostra Sindaco, l' indennità diretta si dimezza e diventa 1394,43 €. Non si pensi però ad un grande giovamento per le casse comunali: il datore di lavoro è tenuto a richiedere il rimborso delle ore non lavorate dal proprio dipendente al Comune. Sempre nel caso della Sindaco preso ad esempio (cfr. Determina 147) il comune è tenuto a rifondere al gruppo bancario datore di lavoro 15.067 € per il periodo di 9 mesi da aprile 2010 a dicembre 2010, una cifra superiore rispetto al differenziale che si avrebbe con il Sindaco in aspettativa, che per di più potrebbe dedicarsi al Comune a tempo pieno.
A queste cifre, inoltre si devono aggiungere i gettoni di presenza, di poche decine di euro, che spettano ai consiglieri.
Non si tratta di cifre esorbitanti, che sono equiparate alle responsabilità e che gli elettori decideranno se sono state equiparabili all'efficacia nel governare il nostro comune. Ma, viene da chiedersi, in un periodo come questo, perchè non evitare di dover far scelte tra lo sport e i contributi sociali una tantum, tra la cultura ed il nulla, tra il riscaldamento a scuola e lo scuolabus, semplicemente dimezzando le indennità comunali e recuperando così più di 50.000 €?
E' ancora una volta una questione di priorità?

mercoledì 29 febbraio 2012

Un Calcio allo sport Dolese

Che il giuoco del calcio, alemeno quello ad 11, non piacesse più di tanto all'attuale amministrazione era noto già da un po'. Basti pensare che Doloveneto, il blog vicino all'amministrazione, il 21 Agosto 2011 scriveva:
"[...] il muro divisorio degli spogliatoi del campo sportivo di Dolo che per evitarne addirittura il crollo ha richiesto ben 50.000 euri dei contribuenti per la messa in sicurezza. Ci sono poi altre cosucce come le bollettine dell’energia elettrica dello stadio di Arino che qualcuno DOVRA’ PAGARE maaaa ne parleremo un po’ più avanti…..[...]"
Ed in effetti, con un tempismo che non fà onore ai luoghi comuni sulle mancate promesse della politica, ecco che il comune mantiene la parola e concretizza le frasi vagamente minatorie apparse sul blog di Doloveneto. E' di questi giorni infatti la notizia dell'agonia finanziaria in cui versa il calcio Dolo, una società storica del nostro territorio, che vanta notevoli meriti sportivi. Il presidente e il d.g. della società, spiegando la mancanza di futuro che viene loro concessa da questa amministrazione dicono: "Il Comune di Dolo ci dà il 10% dei contributi che prendevamo negli anni scorsi con la precedente amministrazione".
Nessuna risposta è arrivata dal comune, nemmeno tramite lo strumento della newsletter che avvisa quando il comune ha della pubblicità da farsi ma che si dimentica di dire che la sala consigliare viene limitata nella capacità.
Lo sport non è di destra o di sinistra, ed il diritto dei nostri figli di avere la possibilità di crescere facendo sport nel proprio paese è incondizionato dal colore del voto dei genitori, per questo chiediamo con forza all'amministrazione di non lasciare che tanto impegno da parte della società sportiva vada perduto in quelle che sembrano piccole ripicche il cui significato sfugge ma di cui cui sono ben chiare le conseguenze.

sabato 25 febbraio 2012

Comunicato stampa delle liste di opposizione Dolesi

Si riporta per intero il comunicato stampa delle liste di opposizione Dolesi al riguardo del Piano delle Acque:

Ci risiamo! Come già avvenuto per la vicenda Veneto City, la maggioranza Lega-PDL che momentaneamente sta governando Dolo, continua nell'atteggiamento arrogante e unilaterale di decidere a scatola chiusa senza minimamente coinvolgere e far partecipare alle scelte fondamentali per una comunità i propri cittadini.
La questione si riferisce alla stesura del cosiddetto "piano delle acque" ovvero lo strumento fondamentale per la sicurezza idraulica del territorio comunale.  Dopo le drammatiche e devastanti alluvioni degli anni scorsi che hanno messo in ginocchio mezzo Veneto e stravolto la vita di centinai di migliaia di cittadini, anche a Dolo é stato deciso di far fare una fotografia idraulica dell'esistente per poter progettare le opere eventualmente necessarie a risolvere le criticità e pianificare in modo sostenibile e sicuro lo sviluppo urbanistico, soprattutto in vista della stesura del prossimo e imminente piano di assetto del territorio (il vecchio Piano regolatore).
Peccato che tutto questo lavoro sia stato portato avanti senza dare la possibilità ai cittadini di parteciparvi fin dalla sua prima stesura ma, anzi, abbiamo preso atto che, è volontà di questa maggioranza portare al voto in uno dei prossimi consigli l'intero pacchetto - come ormai pessima abitudine del Sindaco - a scatola chiusa: "o prendere o lasciare"!
Come gruppi di minoranza, invece, abbiamo ritenuto opportuno dare avvio in forma autonoma alla presentazione della proposta e recepire direttamente le indicazioni degli operatori agricoli, delle associazioni per la tutela e la salvaguardia del territorio e dei gruppi di cittadini: numerose sono state le osservazioni raccolte, meritevoli quantomeno e auspicabilmente della possibilità di un confronto con il Consiglio comunale. La domanda che rimane sempre senza risposta è: "ma perché questa maggioranza teme il confronto civile e democratico, quali sono gli ulteriori disegni di espansione urbanistica che non devono essere discussi nemmeno di fronte ad un piano delle acque che dovrebbe essere una garanzia per tutta la comunità"? Per la risposta aspettiamo fiduciosi la prossima newsletter comunale!

I componenti delle liste "Per Dolo, Cuore della Riviera" e "Il Ponte di Dolo"

martedì 21 febbraio 2012

Gli allagamenti: imprevisti evitabili

Qualche settimana fa anche il nostro Comune ha presentato il Piano delle Acque, come già fatto da molti comuni del nostro territorio. Cerchiamo di capire al meglio di cosa si tratta, e in che modo possa cambiare il rischoo di noi cittadini Dolesi. Per fare questo, cercheremo di elencare le varie domande, che troveranno quindi risposta.
Che cosa è il "Piano delle Acque"?
Il piano è una sorta di "fotografia" del territorio dal punto di vista idraulico, che specifica quali siano le criticità e di chi siano le competenze per la gestione della rete idrografica minore. In altre parole, si tratta di un documento che, partendo dal più piccolo degli scoli (spesso privato), individua quali siano le criticità e introduce i critiri per la soluzione delle stesse.
Da chi è fatto e a chi si rivolge?
Il piano viene presentato a livello comunale. Nella stesura dovrebbe vedere coinvolti tutti i soggetti che gestiscono i corsi d'acqua (privati, soggetti pubblici, consorzi di bonifica). Si rivolge, di fatto, a tutta la cittadinanza, sia in maniera diretta (ad esempio con regolamenti per la manutenzione di fossi o caditoie), sia in maniera indiretta, tutelando i cittadini. Purtroppo non risulta che siano stati coinvolti, nella stesura, tutti i soggetti interessati, come ad esempio, gli agricoltori.
Dove si trova il Piano delle Acque?
Solitamente i Comuni lo pubblicano nel proprio sito, purtroppo ad oggi nel sito del nostro Comune si trovano solo i comunicati stampi che aucelebrano il successo nella stesura del piano. E' comunque possibile richiedere l'accesso agli atti presso la sede comunale.
Ci sono altri strumenti simili?
Dopo i recenti allagamenti, ed in particolare dopo quello del settembre 2007, nel nostro territorio sono sorti numerosi livelli di organismi per la salvaguardia. Tra questi il Commissario per gli Allagamenti. In internet si trovano quindi numerosi strumenti, tra questi si vuole segnalare in particolare un interessante servizio cartografico, dove trovare le quote del nostro paese (con precisione di 10 cm) e la mappa degli allagamenti del 2007.
Quali sono le aree più colpite nel nostro comune?
Come si può notare dalle mappe alcune zone del nostro comune sono particolarmente critiche. Dal 1995 al 2007, in 12 anni, le zone residenziali di Dolo Nord-Ovest, la zona della futura Veneto City, oltre ad altre varie zone a Sud dell'abitato principale, sono state allagate per più di una volta. In particolare la zona residenziale di Dolo è stata sommersa per 3 volte, mentre l'area di Veneto City 2.
Nel piano delle acque di Dolo si parla di "Tempo di Ritorno" di 20 anni, cosa vuol dire?
Il tempo di ritorno è il tempo medio che si stima, dopo gli eventuali interventi, intercorra tra un fenomeno e l'altro. La stima di tale tempo è chiaramente indicativa in quanto intervengono numerosi fattori difficilmente controllabili (pensiamo al mutamento del clima). Per ritornare al (troppo breve) tempo di osservazione della cartina qui sopra possiamo dire che la zona Nord Ovest del centro di Dolo ha un tempo di ritorno di 12 / 3 = 4 anni. Per il piano delle acque del nostro comune un tempo di ritorno di 20 anni è quello auspicabile.
20 anni, non sono troppo pochi?
La domanda è più che sensata. I tempi di ritorno, come del resto il documento nel complesso, è stato redatto in collaborazione con i tecnici del Consorzio secondo le normative vigenti. 20 anni, comunque, appaiono pochi. Proviamo a fare un esempio. Supponiamo che ad ogni avvenimento corrisponda un allagamento del garage con danni non riparabili al veicolo, e che il proprietario tenga il veicolo mediamente per 10 anni, vorrebbe dire che 1 macchina su 2 sarebbe rottamata anzitempo per i danni del maltempo. Molti comuni limitrofi, infatti, hanno adottato scelte più cautelative, aumentando tale tempo di ritorno. Si spera che la scelta del nostro Comune non implichi maggiori cubature in aree comunque a rischio nei prossimi piani regolatori.
L'area di Veneto City è a rischio, come mai si costruisce ugualmente?
I proponenti hanno presentato un piano di gestione del problema che è stato valutato dai tecnici competenti, che, evidentemente, l'hanno ritenuto valido. Possono essere fatte comunque alcune considerazioni sul tema.
  • Per evitare di fare i parcheggi sotterranei e non inficiare la cubatura disponibile il comune ha accordato l'innalzamento della quota zero dell'area a 6 metri sul piano campagna, a scapito delle aree adiacenti;
  • Gran parte della sicurezza idraulica della zona è demandata ad interventi a valle della stessa, come la soluzione del nodo sotto l'autostrada e quello al di sotto del canale Taglio. Tali opere vengono date per già realizzate da parte dei proponenti, si dovrà vedere se lo saranno realmente all'inizio dei lavori;
  • Si sono previsti invasi di laminazione per ca. 140 mm di pioggia, Veneto City sarà in grado di trattenere a se circa la metà della pioggia di un evento come quello del 2007, scaricando comunque la restante parte nella rete di scolo.

lunedì 13 febbraio 2012

Questione di priorità

Abbiamo più volte sollevato in questo blog la questione delle priorità dell'attuale governo del nostro comune. Più volte abbiamo palesato i nostri dubbi sull'opportunità di utilizzare delle risorse in alcuni temi piuttosto che in altri. Se non fosse capitato quello che si legge oggi nei giornali, avremmo, ad esempio, fatto notare come il Comune (fonte Albo Pretorio) abbia affidato l'incarico ad un avvocato per costituirsi parte civile nei procedimenti per i disordini dei consigli su Veneto City, procedimenti che al momento non risultano avviati.
Ma quel che si legge su Nuova e Gazzettino è per certi versi ancora più odioso, perchè riguarda i nostri figli.
Le scuole elementari Giotto, infatti, presentano da tempo dei problemi nell'impianto di riscaldamento che, probabilmente anche a causa della vetustà dello stesso, si stanno acuendo di anno in anno. Per questo, prima che fosse troppo tardi, la vecchia giunta di centrosinistra aveva approvato un progetto di ristrutturazione, arrivando all'impegno di spesa definitivo negli ultimi mesi di mandato. Poi, a Dolo si è cambiato, e le promesse sono diventate slogan. Ecco che il progetto è svanito proprio in dirittura d'arrivo ed i recenti stanziamenti, tanto sbandierati quanto irrisori, sono stati briciole inutili di fronte al problema. La temperatura nelle scuole, anche nei locali appena ammodernati, negli ultimi giorni si è attestata intorno ai 12°C, decisamente insufficienti per una qualsiasi attività, in particolare dei bambini.
I genitori, esasperati da una situazione che si protrae da tempo, dopo aver inutilmente cercato il dialogo con il comune, anche con una raccolta di 300 firme nel giugno dello scorso anno, hanno deciso di prendere provvedimenti. Sono quindi stati fatti un esposto in Procura ed uno alla ULSS, nella speranza che, almeno per la prossima stagione invernale, il comune si dedichi  alle reali esigenze della popolazione. D'altronde il tempo da dedicare ai proponenti di Veneto City lo hanno trovato...

giovedì 9 febbraio 2012

GD in Tour: la Politica è passione

I Giovani Democratici della Riviera del Brenta inaugurano il nuovo anno con un importante progetto che inizierà domenica 12 Febbraio. Parte finalmente quello che è stato denominato “GD in Tour” ,un vero e proprio giro delle piazze  dei comuni della Riviera con l'intento di farsi conoscere e di raccogliere proposte dai giovani stessi per migliorare il proprio territorio. E' con questi propositi  che i GD Riviera del Brenta partono domenica da Piazza Mazzini a Camponogara, dove, oltre a loro, saranno presenti il sindaco Giampietro Menin, Matteo Fattore, assessore alle Politiche Giovanili,e il coordinatore del Partito Democratico camponogarese, Diego Menegazzo.
Il progetto, inoltre, si compone di due fasi: l'uscita in piazza infatti è solo l'apice dell'iniziativa che viene preceduta da alcuni incontri con i giovani del territorio interessato. Oltre a Camponogara prossimamente saranno interessati i comuni di Vigonovo, Mira, Fiesso per coprire poi l'intero territorio rivierasco.
Un'importante iniziativa, fatta dai giovani per i giovani. Per dimostrare che la politica è passione e fatica per un futuro migliore.

venerdì 3 febbraio 2012

Fiato sprecato

In questi ultimi tempi il problema della viabilità nella nostra regione, e ancora più nel nostro territorio, si è dimostrato sempre più pressante. Per questo, non senza qualche trionfalismo, la regione Veneto ha portato un grande piano di integrazione alle opere per i prossimi tre anni. Opere importanti, che permettono di guadagnare maggiore competitività alle nostre aziende, e che ci faranno guadagnare minuti di vita prezioni accorciando il nostro tragitto casa-lavoro, già messo a dura prova dalle sforbiciate ai servizi pubblici.
Il peccato è che, nonostante il presidente stesso abbia iniziato a fare sacrifici, tagliando per primo l'obbligatorio pagamento del canone RAI da casa sua, i soldi non ci sono.
La denuncia viene dai consiglieri regionali del Pd componenti della commissione trasporti: "Dei 105 milioni di euro che sono stati approvati lo scorso novembre e che dovrebbero rappresentare la quota aggiuntiva, non c'è alcuna traccia. In tutto il biennio 2010-2011 erano stati inseriti a bilancio 17 milioni in tutto e addirittura, nella proposta di Giunta per il bilancio 2012 la casella è vuota. Di fatto l'unico modo per sperare di ottenere qualche risorsa sta nella manovra emendativa al bilancio di previsione".
Gli esponenti democratici sottolineano il fatto che "questa totale assenza di risorse non solo impedisce ogni nuova realizzazione ma pregiudica definitivamente le attività di manutenzione delle strade della nostra regione e i completamenti delle opere attualmente in corso".
Una regione allo sbando, dove non vi nemmeno la conoscenza dei propri strumenti. Una regione che va avanti solo grazie all'abnegazione del proprio tessuto sociale ed industriale, mentre i sedicenti rappresentanti del territorio godono dei propri privilegi.