Ieri sera il presidente del consiglio più longevo degli ultimi anni ha rassegnato le dimissioni. Dimissioni che erano nell'aria da tempo, almeno da 11 mesi, quando cioè, una parte importante del PDL, quella che in grandissima parte si riconosceva nell'ex AN, se ne era andata. Da quel 14 dicembre è iniziata una lunga fase agonizzante del governo, sempre più indebolito nelle politiche economiche. Ed ecco che, nella tarda primavera, una doppia tornata elettorale (che, a proposito, è costata doppiamente alle nostre tasche) ha definitivamente affossato l'azione economica del governo. Da allora è stato solo un gioco al massacro, dove l'unica persona che poteva vincere era proprio Berlusconi, che succhiando gli ultimi euro dalle tasche dei suoi cittadini più poveri, si garantiva qualche mese in più di governo, e quindi di vantaggi personali (il legittimo impedimento, tanto per dirne uno).Certo, la crisi mondiale non è stata causata da Berlusconi, questo è fuor di dubbio. Ma, come capita quando piove, se dopo tre anni non si è ancora aperto l'ombrello e si continua a farneticare davanti ad un sole che non c'è, si è per lo meno stolti. E se si prende un malanno, a furia di cercare l'abbronzatura sotto la pioggia, sarebbe criminale, e non più solo stolto, che colui andasse in giro contagiando gli altri suoi colleghi di stanza, nell' Unione Europea. Questo è quello che è capitato, e le cui conseguenze sembrano essere state sventate solo nelle ultime ore.
E adesso si guarda avanti, al governo Monti. Un governo squisatamente tecnico, come è giusto che sia: il nostro paese è malato, e per curarlo servono dei medici e non degli imbonitori. Il PD e il terzo Polo, consci della criticità del momento, sono stati favorevoli fin da subito ad una transizione guidata, la Lega ha deciso di passare all'opposizione e il PDL, lacerato da tutte quelle correnti che la dissoluzione del capo bastone ha creato, sembra convergere a malincuore nel nuovo esecutivo.
E qui a Dolo, cosa cambia? Per primo un dato politico, il partito di maggioranza nelle scorse amministrative, la Lega, si troverà nella scomoda situazione di essere all'opposizione, contro il PDL, a Roma. E non si tratta di alleanze come quelle tra PD ed UDC, che vedono comunque un gioco delle parti ben delineato nei rapporti di forza, ma di un potenziale scontro tra due partiti a vocazione (almeno locale) maggioritaria. Poi, per noi Dolesi, cambierà il rapporto con i nostri "superiori": si verrà a sciogliere quello strano asse (che non aveva mai portato nulla di buono) tra comune, provincia, regione e Roma. Altre differenze riguarderanno poi la gestione economica dei comuni. Se, come crediamo, Monti si avvedrà di quello che è stato finora un gioco al ribasso che ha portato i comuni a bloccare i pagamenti in molti settori, vi saranno nuove possibilità, sempre che i conti lasciati da 3 anni di Berlusconi tornino.
Sicuramente ieri si è chiusa un'era, e non è escluso che si inizi a parlare di una "terza repubblica". Le sfide sono terribili, ma ora possiamo tornare a guardare avanti, con un timido ottimismo, che ormai mancava da troppo tempo.